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IL PROGETTO POLITICO DEGLI “ARCANAUTI”..

Progetto politico ARCA

Proponiamo la musica sublime di Antonio Vivaldi, nel brano di “Le quattro stagioni”. La scelta di Vivaldi non è casuale ma “mirata”. Il grande compositore più volte nella sua opera ha fatto riferimento alla natura, rappresentandocela, perciò viene definito “descrittivo”.

Ed è proprio alla natura, come presupposto causativo, principio operante di tutte le cose, ad essere la bussola del nostro impegno.

Il progetto, quindi, dipana il suo interesse esclusivamente attraverso i seguenti punti di interesse: natura, ambiente, eco sostenibilità, rapporto dell’uomo con il pianeta.

Riteniamo che ogni idea, ogni scelta, ogni realizzazione non possa e non debba prescindere da questi obiettivi.

 

  1. La nostra “mission”, quindi, sarà declinare i progetti e le proposte (ad esempio in tema di lavoro, salute e sicurezza) nel rispetto di:
    1. Natura;
    2. Ambiente;
    3. Eco sostenibilità;
    4. Rapporto uomo-pianeta
  2. Il nostro approccio alle diverse problematiche richiede:
    1. Conoscenza;
    2. Competenza;
    3. Capacità di sintesi;
    4. Capacità propositiva;
    5. Penetrazione nel tessuto sociale per ascoltare, confrontare, divulgare.
  3. Il nostro metodo:

La partecipazione: da realizzare in termini propositivi, preventivi, consultivi e consuntivi mediante un network di strumenti tecnologici oggi largamente diffusi (mezzi audio-visivi e social-media).

  1. La nostra garanzia:
    1. Impegno;
    2. Fedeltà alle scelte del network;
    3. Visibilità e massima trasparenza;
    4. Onestà, competenza e capacità dimostrate.
  2. La nostra prerogativa

NON avere finalità di lucro.

 

LA scelta di presentare il progetto politico ARCA in modo così schematico, quasi a flash, risponde alla necessità di rendere immediata la percezione di quali siano gli obiettivi e la modalità di realizzarli. E’ evidente che ogni problematica soggiace all’approfondimento degli Arcanauti che possono condividere, dissentire ed implementare.

E’ vero che , per coloro che volessero avere un approccio più specifico alle varie tematiche, vi sia l’opportunità di poter entrare nel merito delle medesime. Per far ciò è sufficiente procedere nella lettura di questo programma per addentrarsi nella parte più analitica.

E, alla fine, sollecitiamo le considerazioni di ognuno, ogni proposta, ogni suggerimento, non senza ringraziarvi per l’attenzione.

 

 

 

 

 

Il programma di legislatura

 

 

Io, “Arcanauta”, sono un riformista, almeno credo di esserlo, e le parole cambiamento e innovazione per me sono indispensabili, ma non sufficienti. Il cambiamento e l’innovazione per me sono buoni se rendono il mondo un po’ più giusto, se fa fare un passo avanti a chi è più indietro, a chi è più povero o sta peggio. Da pugliese che ha comunque vissuto e lavorato in diverse regioni d’Italia e all’estero so che il mondo lo cambi se riesci a cambiarlo così, facendolo più giusto, perché se lo fai un po’ più giusto lo rendi migliore anche per chi sta già meglio.

 

Abbiamo pensato ad un programma articolato e complesso, ogni punto programmatico ha innegabili interconnessioni con gli altri ed è difficile vederlo come punto assestante. Nel prosieguo incentro la mia esposizione su un tema di visione politica e amministrativa.

 

Anche nella crisi che ci ha colpito non abbiamo smarrito l’idea che il lavoro e la democrazia sono elementi irrinunciabili e sono il nostro destino, non solo il nostro passato.

Su tutto il fronte ambientale l’impegno deve essere convinto e importante, a partire dalla difesa del suolo e dalla lotta al dissesto idrogeologico, in un Paese in cui troppo spesso ci si attiva nell’emergenza e non nella prevenzione.

Un impegno strategico per i prossimi anni.

Si deve costruire una nuova strategia del governo del territorio assieme ai Comuni, abbandonando il paradigma del consumo del suolo come volano di crescita economica e sociale e assumendo fino in fondo quello della riqualificazione urbana della città e dei quartieri, delle aree dismesse e degli edifici in chiave di sostenibilità sociale e ambientale nonché di sicurezza.

Per farlo occorrono nuovi strumenti normativi di pianificazione da un lato, nuove politiche attive dall’altro.

Se il terremoto, le alluvioni e le frane ci hanno insegnato il limite, ci hanno insegnato anche come ricostruire in modo diverso e di quale nuova sicurezza abbiano bisogno il nostro territorio, le nostre case e i nostri luoghi di lavoro.

Rimanendo sul fronte ambientale, sarà centrale anche la gestione dei rifiuti, gestione che a monte ha bisogno di politiche più efficaci per il contenimento della produzione e a valle di scelte gestionali capaci di mobilitare le intere comunità nei processi essenziali di recupero e riuso. Aree vaste (es coincidenti con i territori delle province) e comunità locali devono costruire nuove sinergie e questo dovrà essere il tratto essenziale della nuova programmazione e delle leggi specifiche di settore. Ci dobbiamo porre l’obiettivo “demanding” della riduzione dei rifiuti al 20-25% al 2025 e anticipare a livello regionale gli obiettivi europei sull’economia circolare, ponendo l’obiettivo del riciclo di materia al 70%.

Obiettivo, sfidante anch’esso, deve essere una nuova legge regionale sulle strategie di prevenzione e recupero dei rifiuti urbani, vera leva per arrivare alla tariffazione puntuale con tariffa calcolata sul consumo e non sulla base delle dimensioni dell’immobile o degli elementi di un nucleo famigliare .

La rigenerazione urbana, al pari della tutela ambientale e delle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico e di manutenzione del territorio, per il quale va impostato un piano di intervento decennale ad hoc – augurandoci che l’Europa investa risorse e miliardi di euro su questo e che il Governo faccia altrettanto, come ha promesso – rappresentano non solo un costoso cambiamento necessario, ma anche un driver di nuova crescita sostenibile, di nuove opportunità di investimenti in opere pubbliche, di nuovo lavoro di qualità, di innovazione tecnologica.

Abbiamo la necessità di intervenire sulla legge per arrivare al consumo di suolo a saldo zero.

Vogliamo città più belle, non città più grandi. Costruire si potrà, ci mancherebbe altro, quello dell’edilizia è un settore che ha sofferto anche troppo e abbiamo detto che non vogliamo fare più disoccupati ma più occupati. Allora, dalla legislazione nazionale in giù, si faccia in modo che coloro i quali intervengono nella riqualificazione e rigenerazione delle aree urbane possano costruire e si premi chi vuole investire in tutto ciò che ha a che fare con le voci green, bio ed eco.

 

Andranno rafforzati tutti gli strumenti di partecipazione possibile e che ci vedano impegnare moto tempo a contatto con i territori. Dobbiamo superare la lontananza che questa istituzione politica mantiene con i cittadini e che a volte fa sembrare ancora maggiore la burocrazia, che pure esiste e che dobbiamo provare a combattere. Questa è una terra conosciuta ovunque per l’amabilità della sua gente e per lo spirito di accoglienza che l’ha sempre distinta. Dobbiamo recuperare amabilità anche nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini, mostrando che le istituzioni possono e devono essere amiche, non controparte.

Quando diciamo che è necessario ridurre i tempi di attesa delle visite specialistiche o delle liste di attesa in generale- non intendiamo solo garantire un aziendalistico criterio di efficienza, per quanto importante, ma vogliamo far sentire al cittadino e al paziente che ha timore per la propria salute che non lo consideriamo un numero, ma che ci prendiamo carico delle sue ansie e delle sue paure. Dobbiamo e vogliamo garantire una mobilità migliore per i nostri pendolari con treni più moderni, più puliti e meno fatiscenti vogliamo ribadire che non può esistere sempre e solo il prendere o lasciare nel rapporto tra servizi e cittadini.

Il senso di distanza, anzi di distacco, che si è sviluppato in questi anni, come se i politici fossero un mondo a parte, isolato, autonomo, distanti e insensibile ai problemi delle persone e attenti solo al proprio tornaconto personale. Dobbiamo rimontare un discredito che penalizza perfino oltre il giusto molti amministratori e chi fa politica. Nel nostro Paese il distacco e il discredito hanno raggiunto livelli tali da non poter più essere affrontati come lo si farebbe in tempi normali.

Si lavorerà con grande serietà per ridurre drasticamente i costi della politica e, ove possibile, quelli delle istituzioni.

Partiamo dal presupposto che la sobrietà e perfino l’onestà non bastano quando non si hanno competenze, conoscenza e merito per fare bene, ma la sobrietà sarà il pilastro del nostro agire perché so che è una precondizione necessaria per costruire un rapporto che si è fin troppo lacerato.

Collaborare lealmente con il Governo centrale, per realizzare una politica di riequilibrio economico e di contenimento del deficit ma non aumenteremo le tasse – lo sottolineiamo – perché la politica non può scaricare sempre sui cittadini i problemi del Paese.

È necessario attuare un secondo cambiamento per tornare a crescere e questo cambiamento riguarda le istituzioni e la pubblica amministrazione. Come non va tutto bene e bisogna cambiare in Italia, non va tutto bene e bisogna cambiare anche in Puglia. Una regione forte e integrata ha bisogno di superare inutili e insostenibili duplicazioni rafforzando le reti e accorciando le distanze con le infrastrutture materiali e immateriali. La digitalizzazione da un lato e l’interconnessione dall’altro, ad esempio, possono semplificare la vita delle persone e accrescere la competitività delle imprese molto più della strenua difesa dell’esistente e sull’agenda digitale dovremo investiremo tantissimo.

Ambiente, mobilità e trasporti, promozione economica e programmazione territoriale saranno la mission di enti intermedi che, a mio parere, dovranno vedere il protagonismo dei nuovi comuni. Salvaguardando le identità, che non vanno cancellate, e che devono essere salvaguardate e valorizzarle tutte, ma non possono più essere la gabbia che impedisce il cambiamento delle istituzioni e della pubblica amministrazione.

Chi governa nel territorio ha il diritto di sapere chi fa cosa e perché . Non si vuole creare un  neo centralismo regionale, cioè che i sindaci ogni mattina debbano bussare alla porta del presidente della Regione o di un assessore facendolo impazzire, abbiamo bisogno che vi sia qualcosa di intermedio che sperimenteremo.

A mio parere potrebbero essere definite unioni amministrative e dei servizi tra tre-quattro comuni limitrofi, che possano ottimizzare i servizi resi a i cittadini mediante una comune gestione e condivisione degli obiettivi e delle risorse, per definire un sistema che riesca a svolgere al meglio la funzione di raccordo per le politiche territoriali regionali e provinciali.

Sono tre le azioni centrali dentro al cambiamento, alla sburocratizzazione, alla revisione della spesa e al programma di legislatura:

La prima era quella che possiamo chiamare regulation review,  come la chiamano in alcune regioni avanzate d’Europa. Nei primi mesi si darà vita, presso la presidenza della regione, ad una struttura di missione per la “deregolazione” che, pur con il contributo di tutti e sentendo tutti, attui entro due anni esatti, e se riusciamo anche prima, una profonda sburocratizzazione di tutti gli adempimenti amministrativi per imprese e cittadini a partire da settori complessi come urbanistica e commercio. Vorremmo cambiare gli occhiali e guardare le imprese e i cittadini con occhi diversi, cioè con fiducia. Responsabilità e controlli a valle dovranno essere la chiave di rivisitazione dell’intero procedimento amministrativo.

 

La seconda azione è quella della spending review. Anche noi, anche alla luce dei tagli del Governo, dovremo procedere a un riordino generale della spesa corrente regionale, avendo però in testa un’altra priorità rispetto al risanamento nazionale, cioè quella di destinare risparmi agli investimenti pubblici e far ripartire il sostegno a quelli privati. Una revisione che nella crisi riconverta la spesa da improduttiva a produttiva anche a partire dalla macchina regionale; ci prendiamo quest’anno per valutare come riorganizzare questa stessa Regione e fare in modo che vi siano, ad esempio, meno posizioni dirigenziali.

La terza azione è il dimezzamento delle società pubbliche o partecipate. Siamo talmente convinti che si possa e si debba semplificare e disboscare il quadro delle società, che assumiamo l’obiettivo del dimezzamento, entro il quinquennio. Impegno nella revisione della struttura organizzativa e del funzionamento della Regione, per renderla capace di rispondere ancora meglio ai bisogni dei cittadini e delle imprese e farne un fattore strategico per l’innovazione e lo sviluppo.

Puntiamo su burocrazia zero, trasparenza e costante attenzione ai temi della legalità. Stiamo pensando di dar vita a un organismo interistituzionale con la partecipazione dell’associazionismo economico, sindacale e sociale, che abbia compiti di coordinamento e monitoraggio dei fenomeni criminosi e mafiosi sul nostro territorio; a capo di questo organismo vorremmo nominare una figura esperta che ci affianchi, ci sorregga, ci aggiorni e ci conforti nelle nostre azioni.

Sappiamo bene quale rilevanza abbia assunto nel tempo la presenza cancerogena della criminalità all’interno della nostra economia e forse per troppo tempo non si è avuto fino in fondo il coraggio di dirlo. Sarà una guerra senza quartiere al tentativo e all’insediamento dei fenomeni criminosi e mafiosi, perché se fino ad ora ha messo radici in qualche parte dell’economia e non nella società o molto meno nella società è altrettanto vero che alcuni di questi reati presentano già sintomi evidenti di una possibile degenerazione, che se non adeguatamente contrastata potrebbe trasformare rapidamente la vita delle nostre comunità; con il rischio di mettere in discussione la bontà e il radicamento delle tantissime imprese sane che qui vogliono competere e continuare a competere nel rispetto delle regole.

La cultura della legalità come patrimonio collettivo indiviso è un fattore essenziale di coesione e sicurezza che mettiamo al centro della agenda di programma, chiedendo aiuto alle tante e preziose esperienze che sono maturate in ambito nazionale e regionale in associazioni, categorie, corpi sociali e intermedi.

Varare un’ottima legge per il contrasto all’illegalità darle le risorse e gli strumenti per attuarla, dal sostegno a tutta quella rete civile e associativa che lavora su questi temi alla promozione della cultura della legalità nelle scuole, fino ad interventi sulla modalità degli appalti. Penso ad esempio che si debba bandire, almeno nelle aree che ci riguardano, e invitare tutti gli altri a farlo, il ricorso al cosiddetto massimo ribasso e in assoluto bandire i mandati diretti.

Se si vuole uscire più forti dalla crisi, e se vogliamo uscirne mettendo le basi per un futuro più sereno e più solido, dobbiamo costruire un patto con i cittadini, un patto per il futuro, del quale il nuovo patto per il lavoro sarà una parte fondamentale, ma non l’unica.

Se vogliamo raggiungere gli obiettivi ambiziosi che ci diamo, dobbiamo condividere il più possibile l’agenda del nostro lavoro con i cittadini stessi. E se avremo un’agenda comune probabilmente sapremo dare anche più slancio e velocità all’impegno comune.

Ascoltare tutti, ma decidere in fretta, in un Paese in cui la politica ha perso credito non solo per le inchieste, ma anche perché troppe volte ha discusso, discusso, discusso, mettendoci anni a prendere decisioni, e una volta che le prendeva, ha discusso,  discusso e discusso rinunciando a mettere in pratica le stesse decisioni che aveva preso. Non ci si deve sottrarre alle difficoltà, ma le istituzioni da sole non hanno la possibilità di realizzare tutto o di cambiare tutto, anche perché non si cambia solo con le leggi, ma cambiando i nostri comportamenti, la nostra disposizione ad innovare, mutando la voglia di aggredire i problemi e sfidare le difficoltà, che sappiamo essere tante. Lo vediamo tutti i giorni: sotto il peso di leggi confuse, contraddittorie e sovrabbondanti, il Paese Italia spesso non muove un passo, sembra un elefante. Anche questo sarà un nostro obiettivo: fare di tutto per contribuire a semplificare e sburocratizzare, e lo si può fare anche cancellando qualche legge inutile o dannosa, o magari accorpandone altre.

Le capacità della nostra migliore imprenditoria devono essere accompagnate da scelte conseguenti della politica. Dobbiamo creare le condizioni perché l’insediamento di nuove imprese, ad esempio, sia sottoposto a regole ragionevoli, certe, trasparenti ed uguali per tutti, ma anche con tempi prevedibili di attuazione. Dobbiamo continuare ad investire nella formazione tecnica e nella ricerca applicata,  superando però il policentrismo inteso come distribuzione proporzionale di risorse. E soprattutto dobbiamo mantenere rigorosamente la politica nel posto che le è proprio: quello di costruire visioni e dare indirizzi, elaborare progetti e definire le linee di azione, lasciando a chi ha la responsabilità di gestione la libertà necessaria per scegliere i mezzi e raggiungere risultati efficaci.

Dobbiamo fare in modo che i soldi che cittadini e imprese mettono a disposizione dei beni comuni attraverso le tasse siano spesi nel modo più accurato possibile per restituire servizi e infrastrutture in un  ambiente che aiuti le persone a vivere liberamente, e le imprese ad innovare e creare ricchezza e buona occupazione. Dobbiamo allontanare ogni dubbio sul fatto che i ruoli di indirizzo e controllo di chi svolge funzioni di rappresentanza politica debbano essere ben distinti da quelli di chi fa impresa, quale che sia la forma societaria, o da quelli di chi è chiamato a gestire aziende a capitale pubblico; sia per evitare il rischio di un’impropria politicizzazione dei ruoli aziendali, sia per evitare il rischio – oggi più forte che in passato – di una vera e propria interferenza nel senso inverso del management privato o pubblico sulle decisioni che spettano alla politica.

Ci metteremo al fianco dei Comuni per ridurre le nostre e le loro spese in modo razionale.

Dal Governo pretendiamo al contempo che si superino tutte quelle norme, a partire – lo diciamo da troppi anni – dal cosiddetto “patto di stabilità interno”, che talvolta, o forse spesso, hanno concorso a creare questo clima.

La nostra proposta è questa: definiamo standard di gestione e fabbisogni correlati, e dentro questi ciascuno decide le modalità di gestione che ritiene più confacenti. È una sfida che rinuncia agli assunti ideologici del passato: pubblico è bello e privato è speculazione, o viceversa: pubblico è inefficiente, per cui bisogna esternalizzare al privato efficiente. Ciascuno decida con le proprie comunità come vuole erogare un servizio nell’ambito di standard che dovranno essere però prestabiliti, e che responsabilizzino tutti.

Un altro schema ideologico che vorremmo rompere è quello che contrappone i diritti alle opportunità, e che vedrebbe nei primi un vincolo alla crescita. La nostra storia lontana e recente ci insegna il contrario :i diritti, tutti i diritti, sono motore di sviluppo, e le realtà che meglio hanno resistito alla crisi sono proprio quelle dove i diritti erano più forti e i servizi più presenti. Certo, per ogni diritto, ogni cittadino di puglia, indipendentemente da dove arriva, dal colore della pelle che ha, dalla religione che professa, dovrà rispettare le stesse regole e gli stessi doveri.

E quando pensiamo ai diritti civili delle persone, dalla nascita alla morte, dalle scelte di organizzazione sociale a quelle che più strettamente attengono ai loro sentimenti, pensiamo a questo: crediamo e diciamo che ogni diritto in più rafforzerà le persone e tutta la comunità nel suo insieme. Vogliamo metterci dalla parte di chi bussa per entrare, non da quella di chi tiene chiusa la porta perché percepisce negli altri una minaccia.

Confrontarsi con tutti per ascoltare e capire, ma anche per spiegare che un passo avanti per una coppia omosessuale, per una famiglia che ha un ragazzo disabile o un anziano non autosufficiente è la nostra ragione di governo, senza ideologie ma senza ipocrisie: promuovere i diritti per rendere più forte la nostra società.

Dare ossigeno al protagonismo dei cittadini e delle comunità; dare protagonismo alle libere associazioni sociali, sportive e culturali perché sono il tessuto connettivo dei nostri comuni,  sono spesso ciò che tiene assieme le comunità, fanno crescere le capacità individuali, mettono in pratica modelli di relazione tra persone diverse, danno aiuto alle persone in difficoltà per ragioni economiche o di età o per deficit di abilità, permettono scambi di esperienza e conoscenza tra giovani e anziani, consentono di superare false convinzioni su persone provenienti da altri Paesi.

Si continua a sottovalutare, o a non comprendere sufficientemente, l’importanza della pratica sportiva, in particolare di quella amatoriale e diffusa. Si continua a sottostimare il valore umano di queste libere forme organizzate che aiutano a vivere più sani, a costruire relazioni, a combattere a volte perfino la solitudine e l’emarginazione. Lo sport è una sfida per i giovani in particolare e per primi, ma poi per tutti; uno stimolo alla loro crescita fisica e psicologica, anche per non tenere fuori nessuno.

La stessa cosa vale per tante forme organizzate nel settore della cultura, che sono anch’esse una ricchezza storica della nostra terra, perché la cultura è in primo luogo libera espressione delle idee, dispiegarsi della creatività, benessere per la mente e per il cuore. Poi lo sport, come la cultura, sono anche attività economiche, che ci sorprendono ogni volta che ne leggiamo la consistenza per numero di occupati e per sviluppo. Capovolgiamo il paradigma: dobbiamo comprendere in tutta la sua importanza il valore che sport e cultura assumono nella vita delle persone, delle città e delle comunità, che sono benessere sociale, ma possono essere anche economia insieme.

Il settore culturale ha anche un risvolto economico al quale non sempre riusciamo a dare il giusto peso. Pensiamo soprattutto a livello nazionale: il nostro patrimonio storico, artistico e culturale qui muove oltre trentamila imprese e impiega circa ottantamila addetti. Se a ciò aggiungessimo il turismo, in particolare quello culturale, che è costantemente in crescita – ecco anche il senso della tutela dei territori, città più belle e non più grandi, tutela dei monumenti, delle bellezze artistiche ed architettoniche – ci accorgeremmo come la cultura già oggi, anche sotto questo profilo, rappresenti un asset strategico della nostra economia. Nell’insieme design, enogastronomia di eccellenza, moda e beni culturali, spettacoli dal vivo, produzione editoriale, cinematografica e multimediale sono un volano straordinario di crescita per l’economia e l’occupazione del Paese e della regione in particolare.

Propongo, la cancellazione della visione che relega la cultura ad ambito di solo arricchimento dello spirito, per mettere in campo una politica industriale che sostenga la cultura e la creatività, la produzione di nuove filiere, anche con una legge ad hoc.

Dobbiamo considerare la cultura anche come fattore decisivo di contrasto all’emarginazione sociale e chiave per la rigenerazione delle nostre città, oggi spiazzate da una crisi economica che ne ha minacciato non solo la qualità urbana e architettonica, ma la stessa identità. Confermiamo la volontà, pur dentro la spending review, di triplicare nel mandato i fondi per la cultura. Siamo profondamente convinti che un euro investito in cultura ne produce almeno il doppio di ritorno nel territorio. E quindi la esigenza anche di predisporre una nuova legge sull’attività sportiva, con occhio attento al tema del benessere fisico e degli stili di vita.

E’ necessario avere l’ambizione di ridare slancio vitale all’anima della regione, e di recuperare anche la credibilità dei ruoli istituzionali, amministrativi e politici..

Dare vita ad un nuovo modello istituzionale per la Regione, attraverso un patto tra le istituzioni e partendo dalle esigenze dei cittadini e dei territori. Prende avvio una nuova fase di definizione delle funzioni della Regione e della sua organizzazione interna e territoriale, senza volere rinunciare alla qualità dei servizi, all’innovazione e all’efficienza, nel rispetto degli equilibri di bilancio. Per esempio, valuteremo quali sono gli ambiti ottimali di governo del sistema sanitario regionale, per rafforzarne efficacia ed efficienza.

La puglia deve essere alla testa dell’innovazione istituzionale italiana, non a rimorchio, deve mettersi a guidarla, non passiva e non distratta. Nel riordino in atto dobbiamo innanzitutto definire chi fa che cosa con semplicità e nettezza. E noi vogliamo occuparci di legislazione e programmazione, non di troppo altro. La riforma delle Province non dovrà comportare altra gestione ed altra burocrazia, ce n’è già troppa e in parte la dovrebbe essere smantellata. La gestione deve spettare agli Enti locali, ai Comuni, ed anche i Comuni sono cambiati e stanno cambiando.

Il riordino territoriale deve essere l’occasione di un nuovo scatto in avanti, se vogliamo rafforzare i Comuni e la loro capacità di gestione da un lato, la loro capacità di essere parte attiva della governance provinciale e regionale dall’altro: in un mondo in cui “piccolo è bello” non vale più in economia, non vale più neanche per i sistemi amministrativi e territoriali, nell’ambito della globalizzazione.

 

L’Unione di comuni rappresenta, a mio parere, il minimo sindacale, e dobbiamo arrivare al cento per cento della gestione associata in Comuni, in Unioni in termini di energie e risorse. Non un processo autoritativo né autoritario calato dall’alto – peraltro decidono con i referendum i cittadini – ma un obiettivo esplicito di tutto il sistema regionale che vogliamo promuovere e sostenere con ogni mezzo, e un cambiamento rilevante che auspichiamo per l’intero. Possiamo chiedere al Governo di prevedere nella legge incentivi e penalità per coloro che non si associano in Unioni o che invece si fondono e debbano essere premiati. Se andate nei comuni che si sono fusi troverete bilanci e piani di investimento che, senza quella fusione, non avrebbero mai potuto fare nei prossimi anni con le fusioni extra patto. Investimenti di milioni di euro, capaci di far ripartire l’economia, in un territorio in cui per tre quarti o quattro quinti, a seconda delle province, mediamente gli appalti locali vengono vinti da imprese del territorio.

Un’attenzione particolare va dedicata anche alla Città Metropolitana di Bari. È una grande opportunità, un hub, una grande porta d’accesso centrale di questa regione, che dovrà dialogare alla pari con gli altri territori, nell’ambito di un policentrismo definitivamente morto e sepolto, o che dovrà definitivamente essere morto e sepolto, perché abbiamo bisogno, per competere con i territori più avanzati d’Europa e del mondo, della collaborazione tra territori di questa regione e non della loro competizione. Lo sanno bene le nostre imprese, poche ancora, che si aggregano, internazionalizzano ed esportano.

Il modello regione dovrà portarci ad elaborare nuove forme organizzate dell’agire istituzionale per dare una dimensione credibile ed efficace ad una regione che vuole candidarsi ad un ruolo centrale in Italia e perché no in Europa, una regione sempre più europea.

Vorremmo, partendo da posizioni di forza, esercitare un ruolo politico in Europa, per contribuire, assieme al Governo, al cambiamento della strategia economica e sociale europea. Dopo gli anni del rigore e dell’austerità,  sembra obbligatorio che si debba imboccare una nuova stagione in cui, invece che premiare la speculazione e la rendita, vengano premiati il lavoro, l’impresa, gli investimenti per produrre crescita,  soprattutto per produrre nuovi posti di lavoro, ed essere al centro di una nuova stagione riformatrice.

 

Facciamo in modo che il mondo, perché quello deve essere il nostro orizzonte, guardi alla nostra regione come territorio favorevole allo sviluppo delle attività economiche. Ci auguriamo che le imprese straniere tornino a guardare a noi, e se guarderanno a noi lo faranno perché valuteranno tre contesti, quello per lo sviluppo, il capitale umano, il capitale sociale.

Vorrei riflettere sui primi due, che sono fortemente intrecciati.

Il contesto per lo sviluppo, un’espressione non più di moda, ma che in qualche modo ci aiuta a capire, prevede lo sviluppo a livelli di eccellenza del sistema dei servizi alla persona e alle imprese, la cura delle città e del territorio, infrastrutture per consentire di muovere con rapidità e sostenibilità ambientale persone, merci e informazioni, una rete sanitaria e sociale per la cura e il sostegno delle persone. Il contesto per lo sviluppo prevede una centralità dei sistemi, ad esempio, dell’istruzione e della formazione. È sulla qualità che possiamo competere e che possono competere le nostre imprese con i sistemi e i territori più avanzati del mondo, che devono però consentire di sviluppare capacità individuali, avendo ben presente ad esempio il contesto delle nuove manifatture. Dobbiamo parlare di “Rinascimento” della manifattura: non bastano più le sole buone mani artigiane degli anni Ottanta, che spesso hanno bisogno di incrociare innovazione, tecnologie, nuove scienze. Sarà fondamentare sostenere la ricerca e l’innovazione, anche attraverso la buona spesa dei fondi europei, il rapporto con le università o la rete dell’alta tecnologia, che potranno dare una mano al sistema imprenditoriale, economico e del lavoro di questa regione.

Il sapere e la conoscenza si vanno consolidando non solo come il diritto più decisivo sul piano individuale, ma anche come il fattore più strategico sul piano sociale. La scuola e la formazione innanzitutto sono la porta d’ingresso alla società del futuro.

Serve dare attuazione ad un sistema educativo 0-6 anni, allargando i diritti di famiglie, bambini e bambine, rafforzando una comunità educante che si occupa di tutti. Certo, anche qui, il pubblico al primo posto, ma anche un rapporto con il privato, in particolare il privato sociale. Vogliamo l’estensione dei diritti e aumentare le opportunità. È la scuola il primo gradino della crescita e delle opportunità per ognuno, ma dobbiamo aiutarla a rimuovere le diseguaglianze all’accesso e nei percorsi scolastici. Diritto allo studio per noi non è solo un fondo per dare libri gratis, ma è il modo per mettere tutti sugli stessi blocchi di partenza.

Qualità strutturale e didattica alla scuola, con investimento nel digitale – anche questo è un impegno dei prossimi anni – che ci porti da qui a fine mandato ad avere il collegamento alla banda ultralarga per tutti gli edifici scolastici della regione. Così come vogliamo portare la banda ultralarga in tutti i comuni della Puglia, compresi gli ultimi e più piccoli comuni montani.

Continuare  a fare la nostra parte per la qualità didattica della scuole di base. Abbiamo una grande ambizione: esercitare la delega che prevede l’articolo 116 della Costituzione, per assumere la responsabilità di organizzare tutte le risorse delle scuole, a partire dal personale. Lo faremo prima di tutto per le scuole tecnico-professionali, su cui dobbiamo fare un grande progetto di rilancio legato alla possibilità di coinvolgere le imprese in nuovi percorsi didattici, puntando sull’alternanza scuola/lavoro.

Vogliamo essere la regione che, prima nel cambiamento, offre a tutti i cittadini percorsi e opportunità di formazione continua; una comunità competente, più colta, meno vulnerabile davanti al cambiamento.

Sapere diffuso e cultura come mezzo di empowerment individuale e collettivo: è un altro asset europeo su cui la nostra regione deve collocarsi al livello più alto, se vuole rimettersi a correre.

Il contesto prevede un sistema di formazione universitaria di rango europeo e reso fertile da relazioni internazionali, perché lo sviluppo richiede la creazione di poli di ricerca integrata che siano in grado di attirare ricercatori di alta professionalità a lavorare con atenei e aziende inserite nel flusso economico mondiale.

Il contesto per lo sviluppo prevede un’attenta valutazione dei mezzi e dei modelli di mobilità, sapendo che non esiste solo uno che sostituisca gli altri. Per ragioni geografiche noi siamo una naturale piattaforma logistica, un territorio a forte mobilità per ragioni di studio, lavoro, cultura, tempo libero, che può essere modo e transito di interscambio dell’Italia e per l’Italia..

Dovremo essere molto bravi, all’altezza di risorse che ci sono e che possono servire a creare sviluppo e posti di lavoro. Servono una strategia di sviluppo unitaria, il coordinamento e l’integrazione delle politiche, l’utilizzo di nuovi strumenti di finanza innovativa per gli investimenti pubblici e privati, quali tasselli principali da cui partire per rimuovere quegli ostacoli che la lunga crisi ha posto al nostro sistema economico e sociale.

Questo cambiamento porta a concepire una nuova generazione di politiche pubbliche fondata su concentrazioni di obiettivi e risorse, visione territoriale unitaria dello sviluppo, forme innovative di partenariato e valutazione dell’efficacia. Questa nuova generazione di politica è di fronte a un banco di prova; il più difficile e il più urgente si chiama “patto per il lavoro”.

Lavoro, lavoro, lavoro: scrivere in via definitiva con chi ci sta il patto per il lavoro. I giovani, le loro aspettative, le loro competenze, tutte le persone che in questi 10 anni di crisi hanno visto mettere in discussione quanto costruito nella propria vita, le imprese che hanno continuato ad investire sul territorio e che devono tornare ad essere motore di crescita e dinamismo sociale ed economico della nostra regione. Con quest’obiettivo, con determinazione, assumiamo come priorità dell’azione di governo il contrasto alla disoccupazione.

Intendiamo realizzare una politica di sviluppo capace di investire sui settori oggi in grado di generare un’occupazione qualificata, perché è inutile pensare che si tornerà, per ogni filiera produttiva, a tempi di stagioni fa. Dunque avere le idee molto chiare; e dunque investire su quei settori in grado di poter creare nuovo lavoro, e magari anche nuovo lavoro qualificato. Favorire il “Rinascimento” – dicevamo – della nostra vocazione manifatturiera, attrarre nuovi investimenti produttivi, incentivare l’industria creativa e la produzione culturale, preservare ed innovare l’artigianalità insita nelle eccellenze del made in Italy, tra le quali vi è la moda, ma vi sono anche e soprattutto i prodotti agroalimentari. Promuovere, dunque, la nascita di nuove imprese.

La globalizzazione ha fatto, purtroppo, tanti nuovi poveri, ma ha fatto, in un modo un po’ disuguale, anche tanta gente che sta meglio di prima, che cerca di investire o di consumare prodotti italiani. In quella filiera la puglia deve trovare la sua collocazione come una delle regioni d’eccellenza, in tutta una vasta gamma di prodotti, a partire da quelli del settore agroalimentare, del turismo e dei settori avanzati tecnologicamente.

La nostra ossessione, deve essere il sostegno alle imprese che vogliono essere protagoniste nel mercato globale.

Dobbiamo spingere, aiutare, incentivare, lo deve fare il Governo prima di tutto, ma anche noi, e convincere qualcuno, che magari ha paura o pensa di non farcela, ad aggregarsi, internazionalizzarsi, perché chi lo sta facendo sta dimostrando che può stare a pieno titolo su quei mercati.

Certo, serve un rapporto sempre più robusto con le università; dobbiamo essere capaci di attrarre investimenti europei, perché anche quelli sulla ricerca e l’innovazione possono essere spesi bene e spesi tutti. Per accrescere l’export è necessario puntare ad allargare i mercati di riferimento per le imprese e aumentare l’attrattività territoriale, occorrono maggiore capillarità e radicamento nei mercati di sbocco, aumento delle imprese esportatrici, più capacità di competere sui fattori territoriali per assicurare respiro internazionale al sistema produttivo.

 

Dicevamo del cibo, perché il cibo è arte dell’accoglienza e momento di condivisione con gli altri. Banalmente si dice che noi siamo ciò che mangiamo, io aggiungo che noi siamo ciò che mangiamo in compagnia degli altri, della famiglia, degli amici, degli ospiti. I nostri prodotti sono noti nel mondo, ma fin troppo imitati e copiati, con gravissimo danno per i nostri agricoltori. In tal senso, serve una legislazione più pesante e pressante. Metà dei fondi europei li dovremo saper spendere bene, perché sono orientati verso la filiera dell’agroalimentare, dell’agroindustria e dell’agricoltura per la quale serve una rinascita.

Abbiamo obiettivi ambiziosi anche nel settore turistico, e non potrebbe essere altrimenti, perché

possediamo un distretto turistico di grande attrattiva in italia ed in Europa. È il settore economico primo nel mondo. Vorremmo che il turismo rappresenti almeno il 10% del Pil della regione . Serve, dunque, nuova progettazione e ridefinizione dell’organizzazione turistica regionale. Bisogna reimpostare il sistema organizzativo perché la rapidità dei cambiamenti, anche turistici, ci obbliga ad un cambio di passo essenziale. Dobbiamo tornare ad essere leader anche nel pensiero, perché le sfide del domani si vincono solamente ragionando ed avendo visione oggi, quindi avviare un nuovo modello di rapporto con il territorio, perché non sono solo le imprese turistiche a dover ragionare in tal senso, ma tutto ciò che rappresenta le nostre eccellenze ed i nostri valori territoriali, dove entrare in un ambito turistico e di complessiva attrattività  territoriale, che non si limiti ad ambiti di solo prodotto – mare, terme, Appennino e verde, città d’arte – ma che si ampli sulle destinazioni, integrando al meglio destinazioni con prodotti, turismo con territorio. Occorre un riassetto organizzativo, un riassetto che deve essere coraggioso per un cambiamento moderno e reale.

 

È necessario affrontare il tema della mobilità in un’ottica di sviluppo turistico, sistema aeroportuale, ferroviario, viabilità su gomma ed intermodalità, almeno nei punti cardine dei flussi turistici. Non può esistere alcuna forma di sviluppo turistico se non si favoriscono oggi, nel mondo, ed anche qui, rapidi e comodi collegamenti. Pertanto, la Regione dovrà essere in grado di assumere un ruolo maggiore all’interno delle politiche turistiche nazionali, come pure sarà necessario sfruttare al massimo le opportunità della Comunità europea.

 

Sviluppo, crescita, turismo richiamano anche infrastrutture, dunque investimenti, lavoro, possibilità di crescita e di modernizzazione dei nostri sistemi competitivi. Per ciò che riguarda i trasporti e le reti infrastrutturali per la mobilità nella nostra regione, molto lavoro di pianificazione (istruttoria amministrativa, progettazione tecnica) è stato fatto in questi anni per realizzare interventi e opere pubbliche di interesse strategico per i territori. Ogni intervento, comunque, per la necessaria copertura finanziaria, per le valutazioni progettuali e tecniche, per la discussione che genera sui territori e per l’eccessivo carico burocratico in capo alle procedure statali, regionali e comunali, richiede diversi anni e, a volte, persino decenni per la propria realizzazione. Questa situazione rischia di essere insostenibile per noi e per il Paese, perché rischia di indebolire la capacità di competere del nostro territorio regionale, chiamato a risolvere problemi storici evidenti di mobilità di persone e merci. Il rischio ulteriore è di mancare l’obiettivo principale che è quello dello sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro, anche attraverso la capacità di attrarre investimenti italiani e stranieri.

Impiegheremo ogni nostra energia per sbloccare quegli investimenti che da troppo tempo giacciono in qualche conferenza di servizi o in altre procedure amministrative, nelle quali non di rado, anziché risolvere i problemi, ci si rimpalla responsabilità e carico burocratico a vicenda. Occorre, poi, sciogliere al più presto i nodi ancora aperti sul fronte della mobilità attraverso il confronto serrato con i territori, contemperando le legittime e opportune richieste di modifiche progettuali, mitigazioni ambientali, perequazioni territoriali delle amministrazioni locali, ma senza perdere di vista l’interesse generale per l’intero territorio, che deve sempre più caratterizzarsi come collegamento naturale e strategico fra i principali corridoi infrastrutturali nazionali ed europei. E siccome abbiamo detto “consumo a saldo zero di suolo”, si capisce che laddove si costruisce o si deve usare un po’ di territorio, bisogna fare in modo che lo si elimini dove si era immaginato di programmare o di costruire. Questa sarà la bussola che ci muoverà nei prossimi anni.

Serve, dunque, un sistema infrastrutturale perché la nostra regione sia competitiva ed attrattiva: aeroporti integrati e polifunzionali, così come il sistema che fa capo alle fiere. Si deve arrivare a creare un “network” delle fiere e dei sistemi fieristici della Regione un’unica “cabina di regia” di gestione degli eventi e sistemi fieristici, perché abbiamo bisogno che le fiere collaborino e non competano, per non perdere nella globalizzazione in competitività con altri territori. É giusto cercare di evitare che, nel litigio e nella competizione tra territori distanti pochi chilometri, arrivi qualcuno e ci porti via quelli che sono veri e propri eventi di attrazione della nostra terra, perfino di livello mondiale o europeo.

Così come, a proposito di infrastrutture, dobbiamo lavorare per irrobustire la cura del ferro e il potenziamento del sistema portuale regionale.

Vogliamo dare basi solide, a proposito di lavoro, alla partecipazione delle donne al mondo del lavoro, e vogliamo che sia un protagonismo vero, aperto e qualificato. Dobbiamo fermare la deriva negativa del nostro Paese, nel quale non solo i giovani non trovano lavoro, ma smettono anche di cercarlo o abbandonano il paese – e si tratta di risorse pregiate -. Abbiamo dunque un impegno impellente: assicurare al maggior numero possibile di giovani che si sono iscritti al programma “Reddito di Cittadinanza” un colloquio di lavoro (potenziando i Centri per l’impiego regionali e cercando di mettere in rete la domanda e l’offerta di lavoro).

La qualità della vita, l’alto numero di donne che possono lavorare, la forte coesione sociale che distingue questa regione si fondano su due pilastri: la sanità e il welfare. Nella sanità dobbiamo fare gli sforzi maggiori, essere capaci di far quadrare i conti (in questi anni di tagli) in concomitanza con i cambiamenti sociali e la trasformazione dei servizi. Puntando sulla innovazione organizzativa e sulle possibilità offerte dalle tecnologie informatiche affinché la sanità sia per tutti e continui ad essere una leva di sviluppo.

Ecco alcuni punti:

riduzione drastica dei tempi di attesa per le prestazioni diagnostiche e specialistiche, ripensando anche il ruolo dei medici di base e il rapporto tra loro e gli specialisti, oltreché il rapporto tra professione pubblica e libera professione; percorsi definiti di cura e diagnosi per i pazienti affetti da malattie croniche, puntando sulla responsabilità unitaria dello specialista e sull’attivazione della necessaria multiprofessionalità;

forte impegno nel miglioramento dell’accessibilità ai servizi per ogni generazione; servizi più semplici per le persone disabili e per chi ha malattie croniche, in modo da attivare cure e prestazioni in maniera semplice e senza complicazioni burocratiche;

case della salute, non come titolo, ma come luogo della medicina più vicino al luogo in cui il cittadino vive e dell’integrazione socio-sanitaria, in cui si organizza una rapida, sburocratizzata ed efficace gestione delle dimissioni protette; riconoscimento e valorizzazione delle strutture di eccellenza;

cliniche della ricerca, che devono essere l’immagine della nostra sanità e della sua attrattività anche oltre i confini regionali e nazionali; accelerare il riordino della rete ospedaliera, riprogettando l’organizzazione degli ospedali distrettuali e le loro funzioni di base, sviluppare l’organizzazione dell’ospedale per intensità di cura, investendo su tutte le professioni sanitarie, così come una maggiore integrazione tra gli ospedali degli stessi territori;

consolidare e sviluppare il funzionamento delle reti di eccellenza del servizio sanitario regionale. Infine, riduzione dei costi del sistema sanitario regionale, realizzando, oltre alla centralizzazione degli acquisti, anche l’organizzazione dei servizi amministrativi e tecnici su area vasta regionale. Le risorse risparmiate dovranno essere investite nella cura.

welfare

dobbiamo impegnarci ad individuare soluzioni innovative, senza pretendere o illuderci che torneranno i tempi delle risorse illimitate. Invece di guardare indietro con nostalgia, proviamo a guardare avanti con coraggio; invece di rimpiangere il passato, proviamo ad affrontare il futuro. Mettere in rete, dunque, risorse e conoscenze delle nostre comunità con l’intento di dare risposte efficaci ai bisogni che cambiano.

C’è da rivedere qualcosa nell’attuale organizzazione? Siamo disponibili a farlo.

Per fare ciò di cui abbiamo bisogno, però, dobbiamo avere il coraggio di spezzare definitivamente la concezione ideologica che contrappone pubblico e privato, come se fossero due settori antagonisti, come se l’uno rendesse impossibile l’esistenza dell’altro, con quel sottile pregiudizio per cui ciò che è pubblico è buono e giusto, ciò che è privato deve essere di scarsa e cattiva qualità. Non è così, già da molti decenni il sistema territoriale dei servizi è tenuto in piedi da un mix di competenze e soggetti pubblici e privati, sotto l’attenta regia delle istituzioni pubbliche, che magari possono gestire di meno a controllare di più. Sia chiaro che non vogliamo ridurre e mortificare lo spazio del pubblico, ma al contrario ampliarne e differenziarne il ruolo in un contesto aperto e plurale che indirizza, governa e controlla gli esiti. Di conseguenza, si tratta di riconoscere, valorizzare e responsabilizzare la comunità, innanzitutto aggregando il bisogno e sviluppando soluzioni plurime ed efficienti per soddisfarlo.

Abbiamo dunque la necessità di passare da un welfare di attesa ad un welfare di iniziativa, da un welfare assistenziale ad un welfare dinamico e proattivo, un sistema di servizi che concettualmente cambia se là fuori ci chiedono di cambiare. Dimostrare che il welfare può non essere la palla al piede dello Stato, un sistema che risucchia risorse, incentivando comportamenti passivi e indolenti presso i cittadini che si abituano a ricevere dallo Stato, invece che dare e darsi da fare, una specie di trappola della dipendenza da cui non si esce più. Ci vuole un welfare attivo, mirato e fortemente controllato. Non un euro deve essere speso se serve solo a mantenere strutture senza che questo si traduca in servizi efficienti per i cittadini, magari per un voto in più. Non un euro deve essere speso se serve solo ad alimentare circuiti di assistenza poco trasparenti e poco controllati.

 

In particolare, sono persuaso che, per definire azioni mirate e di dettaglio che concorrono a conseguire obiettivi o se vogliamo impegni programmatici, sia assolutamente necessario avere a disposizione lo stato della situazione, o come di dice lo stato “as is”. E’ fondamentale per poter definite lo stato di arrivo ovvero il “to be” e le fasi per conseguire lo stato finale.

Per farlo è necessari una raccolta dati di situazione per ogni tipo di argomento da trattare, che può essere posticipato in un secondo momento. Ma la raccolta dati di situazione, potrebbe essere anche un obiettivo da raggiungere qualora non già attivo o disponibile presso l’amministrazione regionale. La “information superiority”,  è un moltiplicatore di potenza che, a mio parere, è fondamentale per un miglior supporto alle decisioni.

Può essere utile anche un sistema di “modelling & simulation” per verificare, prima di applicarle che le decisioni assunte convergano verso il risultato atteso.

Insomma sono persuaso che un massivo uso delle piattaforme informatiche e di “big data” sia imprescindibile per una economica ed efficiente – ovvero efficace – gestione della “cosa” pubblica.

Anche le modalità partecipative da parte dei cittadini non possono non essere trattate se non con tecnologie di “data acquisition and processing”. Le interazioni, partecipative e non, con i cittadini devono in qualche modo essere analizzate, tradotte in informazioni, tradotte in possibili azioni e sottoposte alle decisioni dei decisori finali, e ovviamente monitorate con sistemi  “feedback” per adottare gli opportuni correttivi.

L’adozione sistematica di sistemi di supporto alle decisioni mediante il ricorso alle modellistiche messe a disposizione dalla “operational research” o ricerca operativa, in stretta collaborazione con il polo universitario regionale, rappresenta un modio nuovo di affrontare i problemi di ottimizzazione delle soluzioni in argomenti generalmente confliggenti – massimizzazione dei servizi ai cittadini e alle imprese vs minimizzazione dei costi –.

Le strutture deputate alle gestione amministrativa devono essere valutate in termini di “efficienza ed efficacia” con l’utilizzo di metodologie di analisi delle organizzazioni, anche semplici, applicando i concetti di ottimizzazione tipici delle aziende – indice di merito produttivo – indice di rigidità di struttura – analisi per centri di costo – costo medio orario delle organizzazioni preposte a fornire servizi; che devono dimostrare di essere competitive rispetto a valori di mercato.

In tal modo si potrà sempre dare una giustificazione a tutti i cittadini delle azioni intraprese; avendo alle spalle un “razionale” delle decisioni assunte.

Di seguito, 15 punti programmatici che potrebbero essere sviluppati nel prosieguo del lavoro.

 

  1. LAVORO

IMPIEGO COMPLETO ED EFFICIENTE DEI FONDI EUROPEI.

UNA REGIONE CHE ATTRAE NUOVI INVESTIMENTI E NUOVA MANIFATTURA .

EVOLUZIONE DEI LAVORI TRADIZIONALI CON LE NUOVE TECNOLOGIE.

ECONOMIA CIRCOLARE.

SBLOCCO DI TUTTI I PROGETTI GIA’ FINANZIATI E NON ANCORA AVVIATI

  1. LEGALITA’

COSTITUZIONE DI UN COMITATO SCIENTIFICO ED UNA AUTHORITY PER LA LOTTA CONTRO IL CRIMINE ORGANIZZATO, LA MICROCRIMINALITA’ E LA CORRUZIONE COLLEGANDO LE PROCURE ATTRAVERSO LA RETE.

DISPORRE DI UNA MAPPATURA DELLE ZONE DI RISCHIO, RENDERLE DISPONIBILI AI SINDACI perché POSSANO ASSUMERE LE DECISIONI DI COMPETENZA COORDINANDOLE CON LE POLIZIE LOCALI DEI COMUNI LIMITROFI.

DISPORRE DI UN SISTEMAA DI RACCOLTA DATI PROVENIENTI DAI CITTADINI CHE IN PRIMA PERSONA OSSERVANO FENOMENI CRIMINALI O PERCEPITI TALI. IN STRETTA COLLABORAZIONE CON GLI ORGANI DI POLIZIA. UN TERRITORIO “SICURO” E’ ELEMENTO IMPRESCINDIBILE ANCHE PER LO SVILUPPO ECONOMICO DI UN TERRITORIO.

  1. FIERA DEL LEVANTE VETRINA PERMANENTE PER IL MARKETING TERRITORIALE

PROMOZIONE DELLE ECCELLENZE AGROALIMENTARI TURISTICHE E CULTURALI DELLA REGIONE;

SPAZIO PERMANENTE PER LA PROMOZIONE DEI PRODOTTI A MARCHIO DOC/DOP PUGLIESI

  1. RIORDINO ISTITUZIONALE

PROMUOVERE E FAVORIRE, MEDIANDE CONTATTI TRA REGIONE, PROVINCE E COMUNI STESSI, LA FUSIONE AMMINISTRATIVA E DELLA GESTIONE DEI SERVIZI IN COMUNE (ES. GESTIONE RIFIUTI, SMALTIMENTO E DEPURAZIONE ACQUE, PROGETTAZIONE E CONTRATTUALIZZAZIONE , CNTRALE UNICA DI ACQUISTI E DI SERVIZI ALLE AZIENDE SUL TERRITORIO)

  1. RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA

RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA ATTRAVERSO UNA VALUTAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE NEL SUO COMPLESO. RIMOZIONE DELLE AREE DI SOVRPPOSIZIONE DI COMPETENZE “DECOFLICTING DELLE COMPETENZE”, RIDUZIONE DELLE SOVRASTRUTTURE NON “PRODUTTIVE” IN TERMINI DI SERVIZI RESI AI CITTADINI IN ARMONIA CON IL PRINCIPIO DI “COST EFFECTIVENESS”.

 

  1. TERRITORIO

CONSUMO DI SUOLO A TASSO ZERO.

 

PUNTARE AL RECUPERO INTEGRALE DELLE AREE DEI QUARTIERI STORICI IN DEGRADO PRIMA DI CREARE NUOVI QUARTIERI; RECUPERO A FAVORE DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE DI ARRE DEMANIALI (ES VECCHIE CASERME) ABBANDONATE. IDENTIFICARE SPZI ALL’INTERNO DEI QUARTIERI PER LA CONSTRUZIONE DI SERVIZI PUBBLICI ALLA CITTADINANZA CONCENTRATI IN UN UNICO LUOGO E NON DISPERSI SUL TERRITORIO. CONNESIONE A RETI TELEMATICHE TRA I CITTADINI E I SERVIZI DI QUARTIERE.

CITTA PIU’ BELLE MA NON PIU’ GRANDI

OTTIMIZZAAZIONE DI TUTTI GL SPAZI DISPONIBILI NELLA CITTA’ PRIMA DI INDIVIDUARE E AUTORIZZARE NUOVO CONSUMO DI SUOLO A DISCAPITO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, CON PARTICOLARE RIGFERIMENTO AL SETTORE AGRICOLO E DELLA TRASFORMAZIONE DEI PRODOTTI DELL’AGRICOLTURA. SVILUPPO DI SINERGE DI PROGRAMMI CON IL POLO UNIVERSITARIO ECCELLENZA SIA BARESE CHE REGIONALE

  1. TURISMO

RENDERE LA REGIONE MAGGIORMENTE ATTRATTIVA CON AUMENTO DEL PIL DEDICATO ALLE POLITICHE DI SOSTEGNO ALL’ATTIVITA’ TURISTICA E SVILUPO DI PIATTAFORME TECNOLOGICHE ADEGUATE.

  1. SMART REGION

SBUOCRATIZZAZIONE E OBITTIVO DI AVERE IL 100% DELLE PRATICHE AMMINISTRATIVE ONLINE.

BANDA LARGA PER FAMIGLIE ED AREE PRODUTTIVE, LABORATORI ICT IN REGIONE

AVVIARE PERCORSI FORMATIV DI “ALFABETIZZAZIONE AI SERVIZI INFORMATICI” PER TUTTI I CITTADINI CON IL CONTRIBUTO DELLE SSOCIAZZIONI DI VOLONTARIATO E DI PERSONALE CHE VOLE METTERE A DISPOSIZIONE LA PROPRIA ESPERIENZA A FAVORE DEGLI ALTRI.

 

PREPARARE I CITTADINI E IMPRESE COMMERCIALI AI PROSSIMI SVILUPPI E DISTRIBUZIONE DELLE CAPACITA’ FORNITE DALLA RETE 5G DI PROSSIMA SPERIMENTAZIONE NELLA CITTA’ TI BARI (2020).

 

CREARE UN’AGENZIA REGIONALE PER L’ICT. CON IL COMPITO DI ACQUISIRE SW GESTIONALI PER TUTTI GLI ENTI DELLA PA REGIONALE, GESTIRE L’UPDATE E LO SVILUPPO EVOLUTIVO DEL SW, FORNIRE SUPPORTO A TUTTI GLI UTENTI (TIPO CALL-CENTER) SULL’USO DEI SW. VALUTARE LA OPPORTUNITA’ CHE LA REGIONE SI DORI DI UN PROPRIO DATA-CENTER PER LA FORNITURA DI TUTTI I SERVIZI ICT DEFINITI.

  1. CULTURA

PROMOZIONE DEI LUOGHI DELLA CULTURA PUGLIESE ATTRAVERSO CAMPAGNE MIRATE SUI SOCIAL MEDIA

MASSIMIZZARE L’USO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI PRESENTI NELLA REGIONE, SPNSORIZZARE CON INIZIATIVE PROPAGANDDATE NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO LE ATTIVITA’ CULTRALI E INCENTIVANDO LA PARTECIPAZZIONE SOPRATTUTTO DEI PIU’ GIOVANI

VALORIZZAZIONE DELLA FILIERA PRODUTTIVA DEL TETRO E DELLA MUSICA

 

 

  1. DISSESTO IDROGEOLOGICO

MAPPATURA DELLE AREE REGIONALI A RISCHIO E POTENZIAMENTO DEL FINANZIAMENTO INTERVENTI ENTRO IL 2022; COMPLETAMENTO DEGLI INTERVENTI GIA’ PIANIFICATI E FINANZIATI

PRIORITARIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI GIA’ IDENTIFICATI IN FUNZIONE DELLA DISPOIBILITA’ DEI FONDI CANTIERIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI STESSI

  1. SALUTE

RIDUZIONE DELLE LISTE DI ATTESA.

OTTIMIZZAZZIONE ED ARMONIZZAZIONE DEI MODELLI ORGANIZZATIVI DELLA SANITA’ REGIONALE E DELLE  AZIENDE SANITARIE AL SERVIZIO DEI CITTADINI.

ATTUAZIONE DEL PIANO DI RIORDINO DELLA SANITA’ REGIONALE APPROVATO DAL GOVERNO; MONITORAGGIO DELLE ATTIVITA’ PIANIFICATE ED AVVIATE; VALUTAZIONE DEL LIVELLO DEI “SERVIZI RESI” E PREISPOSIZIONE DI EVENTUALI AZIONI CORRETTIVE.

ADOZIONE DELLA CARTELLA ELETTRONICA E SOFTWARE GESTIONALI (CUP ECC) IDENTICA PER TUTTE LE ASL. TUTTE LE STRUTTURE DEVONO ESSERE IN RETE. LA CARTELLA CON I DATI SANITARI DEI CITTADINI DEVE ESSERE DISPONIBILE ED AGGIORNATA DAGLI OPERATORI DELLA SANITA’ A PRESCINDERE DALLA UNITA’ SANITARIA SPECIFICA PRESSO LA QUALE IL CITTADINIO RICEVE IL SUPPORTO SANITARIO. SAREBBE AUSSPICABILE ANCHE UN SISTEMA DI CONNESSIONE CON LE STRUTTURE PRIVATE IN MODO DA AVERE UNA SITUAZIONE AGGIORNATA SIA CHE LE CURE SIANO OTTENUTE PRESSO STRUTTURE PUBBLICHE CHE PRIVATE.

REALIZZAZIONE DELLA CENTRALE UNICA DEGLI ACQUISTI PER TUTTI I RESIDI SANITARI ASL/ASP, DI OGNI LIVELLO, PRESENTI NELLA REGIONE.

  1. MOBILITA’ REGIONALE

INVESTIMENTI PER NUOVE INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITA’ MULTIMODALE.

INCREMENTO QUANTITATIVO E QUALITATIVO DEI TRENI PASSEGGERI PENDOLARI E AUTOBUS.

SVILUPPO DI ALGORITMI PER OTTIMIZZARE IN OTTICA “COST EFFECTIVENESS” LA GESTIONE DEI TRASPORTI.

POLITICA DI MASSIMA INCENTIVAZIONE ALL’USO SISTEMI DI TRAZIONE ELETTRICA O IBRIDA. OBBLIGO DI ADOZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO “PULITI” NEI PIANI DI SOSTITUZIONE, AGGIORNAMENTO E POTENZIAMENDO A CARICO DELLA REGIONE.

 

 

  1. BUROCRAZIA REGIONALE & PARTECIPATE

RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA REGIONALE & CABINA DI REGIA PER LA REVISIONE IN SENSO RIDUTTIVO DELLE PARTECIPATE (OBJ DIMEZZAMENTO).

  1. WELFARE

AUMENTO DEL FONDO REGIONALE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA.

INCENTIVARE LO SPORT COME STRUMENTO DI CRESCITA PERSONALE

INCREMENTARE E METTERE IN SINERGIA TUTTE LE POTENZIALITA’ E CAPACITA’ OFFERTE DALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO PRESENTI SUL TERRITORIO.

  1. AMBIENTE

RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE  RIFIUTI DEL 25 % IN 5 ANNI E INCREMENTO QUOTA RICICLO AL 70%

ADOZIONE DI POLITICHE DI EFFICIENTAMENTO ENERGETICO IN TUTTI GLI EDIFICI PUBBLICI DELLA REGIONE

STIMOLO ALL’ADOZIONE DI PARI POLITICHE DA PARTE DEI COMUNI E DELL’IMPRENDITORIA PRIVATA.

SUPPORTO A TUTTE LE AZIENDE CHE SVILUPPANO PROGETTI DI ECONOMIA CIRCOLARE.

5 thoughts on “IL PROGETTO POLITICO DEGLI “ARCANAUTI”..

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